Come già ebbi a dire, niente di nuovo sotto il sole invernale per Dolce e Gabbana…
Gettando un rapido sguardo alla preview winter 2008, nella collection per voi ragazze, trovo il ritorno del maculato, di cui il vessillifero fu l’ostinato Cavalli, che almeno lo ingentiliva con accostamenti floreali ed il suo magistrale apporto pittorico e coloristico.
Io vi dico, ragazze, basta!
Lungo o corto che sia, trasparente o meno, color savana e marrone, o bianco e nero, basta, vi prego, col maculato firmato!
Punite la mancanza di creatività degli stilisti!
Non trovo così detestabile, invece, la riproposta dei pois, ancorché non così innovativa…né di una certa polverosa fantasia a fiori, che vestono graziosi abitini falsamente retro.
Però mi domando: il prossimo inverno andrà di moda la tisi?
Perché gli stilisti, e non solo questi due, di cui stiamo parlando, continuano ad immaginarci coperte appena da abitini super leggeri?
Per dire la verità, questa domanda me la sono già posta all’inizio della morente stagione invernale, che, per fortuna dei nostri polmoncini, è stata assai calda…
Il vantaggio è che i saldi invernali vanno bene per l’estate.
Sconsiglio invece un’altra proposta: il colore rosso natale, specie se usato per tingere cappottini stracorti di pelo, con la speranza di farli apparire innovativi.
Per i ragazzi, il discorso si fa proprio serio!
La preview che li riguarda fa sconsigliare…l’uso delle proposte dolcegabbaniane a quelli fra loro che non s’identificano con la categoria dell’uomo oggetto.
Vedrete giubbotti lucidi, e questo è male, per di più proposti in colori sgargianti: giallo giallo, rosso rosso o bluette, e questo è molto male.
Da portare inalberando faccette diligenti e occhialute alla Clark Kent.
Sconsigliate da Lina le pellicce, le grandi borse, gli abiti formali bianchi, i pantaloni quando sopra il ginocchio, come quelli dei poveri maschietti delle scuole medie dei primi anni sessanta, innocenti vittime del materno sadismo.
E allora? chiederete voi, pensando alle vostre future nudità tremebonde.
Presto continueremo la rassegna e visioneremo anche stilisti meno famosi, ma pratici e creativi, col cui aiuto i modaioli si rifaranno il look.
Non subito…ma presto!
Niente di nuovo sotto il sole invernale…
Aspettando che torni…
Aspettando che l’ispirazione torni ad illuminare la creatività sopita di Dolce e Gabbana, cerchiamo di superare la noia…riassumendo le tendenze del loro summer fashion show 2007 con l’aggiunta di alcuni troppo:
Troppo corto
Troppo nero
Troppe venature lucide
Troppa enfasi del fianco
Troppa enfasi del punto vita
Troppo metallizzato
Uso di colori troppo violenti e lucidi con l’effetto stilisticamente diabetizzante della carta di cioccolatino
Questo per le ragazze…
Per i ragazzi il panorama non migliora, anzi…
Troppe zampette nude, pelose, storte esposte all’aria…
Troppe reminescenze del campo di calcio o di quello da tennis
Troppo scarse e troppo lucide le proposte formali.
Troppe borse
Troppi bermuda
Troppo pochi calzini
Troppi “gelatai” senza voler offendere la rispettabile e giustamente linda categoria.
Per l’inverno duemilaotto non cambierà granchè: vedremo domani.
Intanto…siate creativi.
Le strade cittadine trasudano grigiore emotivo.
Dogma unisex
Ragazze, ragazzi, sapete che cos’è un dogma?
No? Sì?
Ne riporto una zingarellesca definizione a beneficio di quanti non lo ricordano.
Gli altri riprendano la lettura dall’asterisco.
*In campo filosofico, il dogma è un principio tenuto in conto di verità incontrastabile.
Qui sotto ve ne propongo un esempio in versione modaiola:
Non proponetevi di seguire uno stile se non potete sostenerlo a livello emotivo ed economico.
Questo dogma è fondamentale. Se lo trovate banale, v’impongo il compito di riflettere su tutte le volte in cui vi siete sentiti frustrati o “sbagliati”.
L’abito è in primo luogo la casa dell’anima!
So che il limite economico che il dogma impone al vostro buon gusto vi sembrerà angusto ed ingiusto, tuttavia, se applicate all’abito le parole che Cicerone adoperava per la sua casa “parva sed apta mihi” cioè “piccola ma adatta a me” non avrete difficoltà a capire, con la dovuta rassegnazione, che può essere migliore un Benetton di quest’anno rispetto ad una firma troppo datata…
Quanto al fitting dello stile al mood, vi propongo uno spunto banal- cromatico: se il vostro cuore è in lutto, tanto personale quanto filosofico esistenziale, se vi “vedete” solo in nero, state pur certi che il nero è il vostro colore.
In ogni caso, vuotate gli armadi e le cassapanche! Buttate via tutto: gli anni settanta che la moda invernale ci propone con inquietante monotonia, non sono proprio gli stessi di una trentina d’anni fa.
Lascio tuttavia uno spiraglio alla vostra mania di riesumare le care spoglie dei vestiti di vostra madre o di vostro padre.
Vi concedo il permesso di farlo in questi due soli casi:
Siete invitati ad una festa mascherata.
Siete in grado di rimettere a modello i cari estinti, in modo che, fittando perfettamente al vostro corpo, nutriti dalla linfa resuscitante di particolari cool trapiantati in essi dalla vostra miracolosa chirurgia sartoriale, riacquistino vita.
Non trasgredite: io vi osservo.
Non zombizzatevi con abiti zombie!
L’abito nero
Nella scelta dell’abito nero, così spesso richiesto per la sera, vi esorto a distinguervi dalle maschere e dai camerieri.
Se non potete contare su un capo il cui taglio divino dichiari il nome dello stilista che lo ha creato, restate a casa!
Dovete capire: non basta, ahimè, la qualità del tessuto.
Una donna, qualora provasse un qualche interesse per voi, non si ridurrà mai a palpare furtivamente la vostra giacca, sia pure per poter sospirare, subito dopo, di sollievo (ah, è cachemire!).
Ha il diritto e si aspetta di sapere fin dal primo istante con chi avrà a che fare.
Non tentate di rimediare indossando la vecchia giacca con revers di raso: potreste essere scambiati per un barman o per un ex modello di Versace.
Ripeto: restate a casa!
Ma, se avete promesso la vostra presenza e la vostra irrinunciabile compagnia, se la vostra defezione condannerebbe ad un immeritato esilio domestico la vostra compagna, correte al più vicino outlet.
Se anche là, nel tempio della moda in scadenza, tutto è ancora troppo al di sopra della vostra solvibilità, declinate l’impegno con una scusa creativa e restate a casa, a fare propositi per il mese che viene: in futuro dovete lavorare di più. Convincetevi che potete farcela!
Non vi piace questa soluzione? E’ troppo drastica? State già facendo del vostro meglio?
Non deprimetevi, avete ancora una via di scampo: puntate le ultime fiches sugli accessori. Osate, osate, osate! Con incredibili sciarpe, cappelli, scarpe e, non ultimi, i guanti, sempre in colori contrastanti col vostro abito scuro.
Con simili distrazioni tattiche, se è logoro e stinto, sarà descritto come “incredibilmente shabby” e il vostro forzato understatement sarà osannato fin dal dopo teatro.
Consiglio vintage: costruite una serata di sogno intorno al Borsalino del nonno (originale, s’intende!).
Prima di riproporlo ai fasti della mondanità, fatelo respirare, perché è intossicato dalla naftalina e, se necessario, fatelo stirare dalla modista.
Fingete per lui un’incontenibile affezione. Non passerete inosservati!







