La sensazione di sazietà prenatalizia, per non dire nausea, che provo fin dagli ultimi di novembre, è la misura del cattivo gusto che attanaglia il consumatore.
Troppe merci, troppo colore, troppo rumore esondano dai grandi magazzini in piena…troppa folla zoombizzata rischia di affogare…attanagliata, più che dal desiderio, dalla compulsione a comprare.
Mi stringono il cuore i genitori non abbienti, non infrequenti in verità che, pungolati dai figli piccoli e vogliosi, sembrano disposti a cedere, afferrano un globo, il più piccolo, lo rigirano fino a che trovano il prezzo, lo rimettono sullo scaffale e sospirano, sopportando in silenzio i pianti o le recriminazioni filiali.
Questo sarà dunque il Natale?
Non necessariamente! Cercate i vostri vecchi globi, quelli che vi fanno ancora sorridere e “inalberateli” sul vostro abete vecchio che, almeno per quest’anno, reggerà benissimo, sia pure aiutato da qualche rattoppo ascellare in filo di ferro…
Come mai, ancora una volta, non sto parlando di moda?
Voglio rimediare e rispondo subito ad una domanda che serpeggia fra il nero delle vetrine: sarà sempre il rosso il colore del Natale?
E perché no? Consiglio però di rinunciare al rosso babbo natale…le ragazze belle - in forma non vorranno assomigliare a spot televisivi in carne ed ossa!
E allora: sì al rosso, ma nelle tonalità più suggestive, cioè rubino o lacca di garanza scura, granata…ecc.
I tessuti? Io adoro gli abbinamenti un po’ retro, forse, ma ever green: raso per la gonna o il tubino e lana per il coprispalle, il cardigan minuscolo, il top o la stola…lana morbida e lussuosa, angora o mohair, ad esempio, e naturalmente, se possiamo permettercelo, il favoloso cachemire, quello vero!
“Vedo” molto, uscendo lentamente dalla gamma dei rossi, il violetto rossastro, il lacca solferino, il malva o il prugna…se siete abili, ma proprio abili, negli abbinamenti, potete accostare due sfumature. Di più è sconsigliabile, perché fa tanto “prova colore”.
Le magre puntino pure sulla gonnelline baloon, corte sopra al ginocchio, le pienotte si attengano invece a linee più sobrie, che quest’anno non mancano, specie nei classicissimi tubini. Rifuggano però sempre gli abiti tenda, che penalizzano anche la donna cannone e giochino sul fascino del loro decolleté o della loro generosa schiena, più che su quello del giro vita…
Non amando il luccichio in generale, consiglio a chi sente molto l’esigenza di ornarsi, di ricorrere a morbidi nastri o fiocchi, belle cinture, portate sotto il punto vita o, se lo possiedono, su un unico gioiello importante, piuttosto che a paillettes e lustrini.
Lasciamo al nostro abete il compito di luccicare!
Le giovanissime bellissime ingenuissime romanticissime possono abbandonare il raso per la gonna di tulle…consiglio in questo caso il color panna, abbinato con il corpetto di lana, i fiocchi di raso dove vogliono e le ballerine…dell’anno scorso, m tenerissime se un po’ sformate.
Per le sportive informali creative, che sono poi le mie seguaci preferite, ecco il super consiglio casual: l’accostamento rosso e nero, con il pizzico di elegante e folle deregulation che distingue il marchi Desigual. Splendide le giacche, belle le gonne, simpatici i tessuti e i prezzi, che sono contenuti (in Spagna ancora di più!).
I colori del Natale
Natale…
Natale è vicino. Addobbiamoci!
Il primo addobbo necessario per non cadere goffamente nel kitsch, che non è un’acquavite di marasche, ma il cattivo gusto generato dalla massificazione commerciale e culturale, è la continenza, detta anche astinenza o temperanza, virtù noiosissima, specie in campo sessuale, ma a volte inaspettatamente utile.
Un esempio? State desiderando, per la vostra casa, o la vostra stanza, addobbi natalizi controcorrente?
Vi precipitate in quel negozio che nella vostra città di provincia è all’apice del successo, tanto è vero che già in novembre il posteggio clienti alle cinque di pomeriggio è esaurito?
Avete già fatto il primo sbaglio: Se ci sono tanti clienti, chiedo io, come è possibile che il vostro addobbo natalizio sia “unico”?
Ma oramai siete lì, pazienza, vi permetto di entrare, scortati però dal mio consiglio.
A meno che non siate il gestore o fortunato proprietario di un pub o piano bar un po’algido, non lasciatevi tentare dal natale noir…
Avete presente l’impatto emotivo di una ghirlanda nera?
Tuttavia le eccezioni sono possibili…Morticia e il signor Gomez Alonzo possono permetterselo…la loro vena macabra è indiscutibilmente autentica.
Male anche il presepiempio, cioè il presepe politically correct, fatto di sole casette illuminate, con pattinatrici semoventi e babbi natale mongolfierati, religiosamente asettico, decapannuccizzato, deremagizzato ed agnostico.
Riempie l’occhio, certo, ma è costosissimo ed assomiglia ad un luna- park fosse pure innevato.
Scartate anche il contributo cinese, cacofonicamente corredato da luminare ammiccanti, sonore e stonate, troppo policromo, plastificato ed approssimativo per essere solo vostro.
Una mia amica schizzinosa, con fiero coraggio ha presentato alla cassa di una di queste Sodoma e Gomorra dell’avvento un solo acquisto del peso di qualche frazione di grammo: un piccolo addobbo per albero a forma di campana, in filo candido, uso dentelle.
Io stessa ho aggrottato un sopracciglio…non è molto, per addobbare un albero, le ho detto, poi ho capito: l’amica, grazie al prototipo che le ha suggerito l’idea, eseguirà al tombolo angeli, cavallucci a dondolo, e quant’altro, inamiderà i manufatti ed, insieme ai pepper cookies che ogni anno cucina e decora di persona, andrà ad appenderli al suo piccolo, autentico abete.
Noi, che non siamo zitelle perfezioniste, possiamo, semplicemente, astenerci.
Postilla: il Natale, ha, per sua stessa natura, una connotazione domestica, mangereccia e naïve.
Sarà bene che ne teniamo conto, in ogni caso.
Io, nel frattempo, ho comprato il pastone per uccelli insettivori, sperando di far tornare nel mio muto giardino merli, capinere e pettirossi, che un tempo ne animavano l’inverno.
Penso che inizierò proprio bene la mattina di Natale, occupata in un silenzioso bird-watching, in punta di piedi, col naso schiacciato ai vetri gelidi della veranda di casa mia; un plaid jungle, tigrato, gettato sulle spalle, al posto della senile vestaglia.
Ma farò tendenza? Credo proprio di sì!!!
Per quella nota Silver o Gold
Ancora scarpe? Certo ne comprerete ancora, perché non avete trovato “proprio quelle”.
Per quella nota gold. O Silver. Ne comprerete un altro paio!
Ma non è così facile…affannate dall’esigenza fusion di un miliardo di tendenze, non sapete cosa fare. Un’idea ce l’avete, ma un pochino confusa…
Pensate alle ballerine, ma che siano sportive, già che ci siamo anche eleganti, eppure già rimpiangete le ciabattine, le volete stringate, ma poco poco e con qualche nota di raso…un po’ vissute, s’intende, però che facciano pensare più alla Cenerentola del ballo che a quella che sta pulendo il camino…
No, non vi fate problemi, ragazze, chi vi accusa non capisce niente di niente! Voi non siete capricciose.
Pensavate, senza saperlo, alle Ensemble 59 Silver/Ivory o Gold/Ivory della Onitsuka Tiger.
Per fortuna che c’è Lina ad aiutarvi!
Inventare scarpe
Inventare scarpe da donna, rivisitando gli eterni canoni, cioè classico, sportivo, ballerina, stivale, con tacco, senza tacco ecc. non deve essere facile, infatti i “creativi” che vorrei chiamare “ripetitivi” non sempre ci riescono.
Poverini! A fronte della loro, la mia fatica, cioè scoprire qualcosa di stuzzicante, è davvero minuscola.
Eppure, specialmente in questo scialbo, piatto, monotono anno, io mi stanco, perché osservo, scruto, fiuto, come un raffinato segugio, setacciando vetrine, oppure strade, nella speranza di incontrare delle vere trend setters che calzino qualcosa di degno di loro e…non scopro un bel niente.
Però però…ci sono ancora delle scarpe che occhieggiano dalle vetrine e mi fanno sorridere.
Nel campo delle casual ci sono, senza nessun dubbio, le Ruco Line.
Le conoscevo, certo, ma l’altro giorno, aperitiveggiando nella sempre, dovunque e bene aperitiveggiante città di Genova, in via San Vincenzo, le ho riviste, simpaticamente mi facevano l’occhiolino da una vetrina vicina al mio bar.
Particolarmente stimolata da un’immaginifica, bianchissima, rivisitazione sportiva della francesina a tacco alto allacciata, mi sono sfogliata la collezione 2007.
Ecco a voi, quelli consigliati da Lina, fra i molti modelli e i numerosi colori:
131 Fantasy Multicolor: la plen air stringeta deliziosa proprio per gli accostamenti cromatici.
133 Sun (bianca): creativissimo incrocio con zeppina fra la scarpa casual stringata e il sandalo “con gli occhi”.
137 Marylin (nera): con cinturino, che fa il verso alle scarpe grosse delle bambole di pezza. Consigliata alle magre carine con belle gambe, piedini ini ini ini e vestitini ini ini.
200 Justin (Orchidea): stringata sportiva con zeppa, bicolore, apprezzabile specialmente nella raffinata versione color malva e violetto spento ingrigito.
220 Prioka: ferocemente accollata,interessante proprio per il suo non scollo (in tutti i colori e metallizzati).
210 Luna: il modello a listini lucidi con le irrinunciabili zeppe moderate. Esiste nella versione whole white, però è geniale quando può esibire il contrasto fra il bianco bianco della suola e il colore della tomaia, che ringiovanisce l’idea teutonica del “sandalo”, stimolante in rosso, romantico nel color cielo.
229 Logo: scarpa o sandalo? solo bianca, con zeppa, stringata, aperta davanti e dietro.
424 top Harley: della collezione, è la preferita, la super geniale francesina di cui si è già parlato. Consigliata in bianco, o, perché no, in un interessante color cioccolato, tacco bianco, suola bianca, macchiata di marrone.
464 Top Harley (bianca): cattivella nella sua semplicità,“classica”, se così si può dire, la rigorosa, fra le casual stringate ben zeppate.
406 Harley (bianca, cielo): ancora un “sandalo” neo autarchicheggiante, con cinturino, scollo arricchito da fiore, piccola apertura davanti, per alluci bisognosi di respirare, ben curati, però, mi raccomando!
Io ho finito, ed ora a voi, ragazze…ispiratevi, tanto sono tutte belle, anche le non nominate.
Sono sicura che non passerete inosservate!
Gratifichiamoci
Noi ragazze spesso bruciamo di desideri proibiti, che riguardano in particolare gli accessori e che ci spingono sull’orlo di shopping avventati e costosissimi.
Porgo un consiglio: anche se finanziariamente non siete al top, non inibite proprio tutti i desideri…non fissatevi su certe firme, cercate piuttosto accessori in sintonia col vostro look interiore, perché anche la borsa, anzi soprattutto la borsa, parla di voi e della vostra vita.
Quindi, appena potete, soldi o non soldi, andate a passeggio, per vetrine, non per firme, senza preconcetti.
Chissà che non troviate qualcosa che vi si adatta, magari in un favorevole outlet?
In tal caso, gratificatevi, che diamine, gratificatevi!
Oggi, passeggiando per Pisa ed annusandone l’aria addormentata e, malgrado studenti e turisti, assai povera di look e anti - look, ho adocchiato una borsa, assai adatta alla mia conte ugoliniana (vista la vicinanza con Piazza dei Cavalieri) e perpetua fame di accessori, nonché alla mia giacca di pelle studiatamente striminzita ed used…
Armata di zip, borchie, e fibbie, è in tela verde con finiture marrone, ed ha una deliziosa fodera millerighe.
L’ho notata nell’ “OUTLET VINTAGE DENIM GRIFFATO” di Borgo Stretto, 20, Pisa e, naturalmente, l’ho comperata.
E per voi l’ho fotografata, dentro e fuori.


C’è modo e modo…
Lo so bene, care ragazze che mi leggete: voi non volete passare inosservate.
E neanche i ragazzi, ma questa è una dolente nota…perché con le proposte croceristico–casearie dei nostri beneamati idoli, gli stilisti, che vedono l’uomo eternamente in completo bianco, quindi dietro al banco di una gelateria, con pantaloni stretti però, e bassi di cavallo e perciò poco o niente adatti al lavoro, oppure in perenne crociera , trascinandosi dietro improbabili borsoni,quando non è troppo impegnato a far abbronzare le gambe ossute e i polpacci pelosetti che sporgono dai pantaloni tagliati sopra al ginocchio…dicevo i ragazzi, persino vestendo Dolce e Gabbana o la Bottega Veneta o Antonio Marras rischiano di farsi notare…davvero troppo!
Ma torniamo alle ragazze…
Voglio proporre loro due esempi, tratti dal mio taccuino quotidiano, uno negativo, l’altro positivo.
Ero all’opera, a godermi l’Otello, tanto per stuzzicare le passioni primordiali, che spesso nella donna moderna covano sotto la cenere dello stress metropolitano.
Fra tutta quella gente, davvero tanta, il teatro era quasi esaurito, noto una donna. Qui di seguito ne dettaglio il look:
Di mezza età incombente, portava capelli nerissimi sciolti sulle a spalle, acconciati in riccioli a cavatappi.
Di statura non eccelsa e fattezze non da indossatrice, calzava stivali al ginocchio bianchi, su collant neri.
Indossava una gonna a godet nera, quindi ampia verso l’orlo, che si fermava appena sopra al ginocchio.
Su una maglietta aderente a manica lunga bianca, ne portava un’altra, sempre a manica lunga, nera, lavorata a rete.
Come copri spalle, infine, sfoggiava una mantellina corta di pelliccia bianca, chiusa da fiocco di raso, pure bianco.
Vi sarà chiaro a questo punto, che la suddetta signora non passava inosservata, ma non nel senso da me auspicato!
Perfetta per un fan club della Bertè, si notava davvero troppo!
Poco dopo, il mio occhio, affaticato da cotanta visione, vagava distratto sul pubblico che inquieto animava un intervallo e trovava sollievo nel posarsi su un’esile figura femminile.
Era una ragazza, notevolmente giovane, non penalizzata dagli occhiali, che disinvoltamente portava, con l’aiuto di un taglio di capelli audacemente corto, diciamo alla soldato Jane…
Indossava un abito a canottiera, in jersey nero, di taglio rigorosamente minimal, reso unico da un colpo di genio: maniche a guanto posticce, che lasciavano scoperte le spalle e si arrestavano a metà delle mani, che acquistavano in tal modo soavi movenze lepidotteriane..
Conscia del suo potere, affacciata ad un ballatoio, la ragazza si lasciava fotografare dal partner.
Ma sono sicura che, foto a parte, è rimasta impressa nella mente di più d’uno…
Questo secondo esempio ha ottenuto il mio placet.
Ed ora vi scodello la morale:
Va bene farsi notare…ma c’è modo e modo!
Precipitosamente…
Precipitosamente, sempre un po’affannata, alla ricerca di tempo, libertà e, possibilmente, dell’elisir d’eterna giovinezza, vi abbraccio, ragazzi ed, in questo caso, soprattutto ragazze.
Se siete alla ricerca di abiti raffinati ed eleganti, per occasioni molto speciali, incluso, per quelle ardimentose di voi che intendono cimentarsi nell’avventura matrimoniale, l’abito da sposa come l’avete sempre sognato, ricordatevi finalmente dei sarti romani e delle loro abilità appunto sartoriali.
In particolare, se alla squisitezza dello stile e dei dettagli, non disgiunta da una certa vena creativa non troppo audace, cercate, giustamente, di abbinare la portabilità, fate un pensierino, per un’occasione molto formale e molto speciale, lo ripeto, su Fausto Sarli…
Non passerete inosservate!
Niente di nuovo sotto il sole invernale…
Come già ebbi a dire, niente di nuovo sotto il sole invernale per Dolce e Gabbana…
Gettando un rapido sguardo alla preview winter 2008, nella collection per voi ragazze, trovo il ritorno del maculato, di cui il vessillifero fu l’ostinato Cavalli, che almeno lo ingentiliva con accostamenti floreali ed il suo magistrale apporto pittorico e coloristico.
Io vi dico, ragazze, basta!
Lungo o corto che sia, trasparente o meno, color savana e marrone, o bianco e nero, basta, vi prego, col maculato firmato!
Punite la mancanza di creatività degli stilisti!
Non trovo così detestabile, invece, la riproposta dei pois, ancorché non così innovativa…né di una certa polverosa fantasia a fiori, che vestono graziosi abitini falsamente retro.
Però mi domando: il prossimo inverno andrà di moda la tisi?
Perché gli stilisti, e non solo questi due, di cui stiamo parlando, continuano ad immaginarci coperte appena da abitini super leggeri?
Per dire la verità, questa domanda me la sono già posta all’inizio della morente stagione invernale, che, per fortuna dei nostri polmoncini, è stata assai calda…
Il vantaggio è che i saldi invernali vanno bene per l’estate.
Sconsiglio invece un’altra proposta: il colore rosso natale, specie se usato per tingere cappottini stracorti di pelo, con la speranza di farli apparire innovativi.
Per i ragazzi, il discorso si fa proprio serio!
La preview che li riguarda fa sconsigliare…l’uso delle proposte dolcegabbaniane a quelli fra loro che non s’identificano con la categoria dell’uomo oggetto.
Vedrete giubbotti lucidi, e questo è male, per di più proposti in colori sgargianti: giallo giallo, rosso rosso o bluette, e questo è molto male.
Da portare inalberando faccette diligenti e occhialute alla Clark Kent.
Sconsigliate da Lina le pellicce, le grandi borse, gli abiti formali bianchi, i pantaloni quando sopra il ginocchio, come quelli dei poveri maschietti delle scuole medie dei primi anni sessanta, innocenti vittime del materno sadismo.
E allora? chiederete voi, pensando alle vostre future nudità tremebonde.
Presto continueremo la rassegna e visioneremo anche stilisti meno famosi, ma pratici e creativi, col cui aiuto i modaioli si rifaranno il look.
Non subito…ma presto!
Aspettando che torni…
Aspettando che l’ispirazione torni ad illuminare la creatività sopita di Dolce e Gabbana, cerchiamo di superare la noia…riassumendo le tendenze del loro summer fashion show 2007 con l’aggiunta di alcuni troppo:
Troppo corto
Troppo nero
Troppe venature lucide
Troppa enfasi del fianco
Troppa enfasi del punto vita
Troppo metallizzato
Uso di colori troppo violenti e lucidi con l’effetto stilisticamente diabetizzante della carta di cioccolatino
Questo per le ragazze…
Per i ragazzi il panorama non migliora, anzi…
Troppe zampette nude, pelose, storte esposte all’aria…
Troppe reminescenze del campo di calcio o di quello da tennis
Troppo scarse e troppo lucide le proposte formali.
Troppe borse
Troppi bermuda
Troppo pochi calzini
Troppi “gelatai” senza voler offendere la rispettabile e giustamente linda categoria.
Per l’inverno duemilaotto non cambierà granchè: vedremo domani.
Intanto…siate creativi.
Le strade cittadine trasudano grigiore emotivo.
Adoro Galliano
Odi et amo Galliano.
Adoro Galliano!
Ragazze, non penso che quest’affermazione, se rapportata a me, vi sconvolga più che tanto!
Mi conoscete bene: io vivo e mi nutro d’immagini, di suggestioni, d’emozioni forti…
I vestiti di Galliano, di ieri e di oggi, come tutte le opere d’arte, sono splendide creature immuni dai danni del tempo.
Oniriche statue, sono perfette nei volumi e, prese una per una, da qualunque suggestione siano o fossero sostenute, stilisticamente unitarie, in ogni dettaglio.
Questa volta, nel suo decimo anniversario Dior, l’idea della geisha scatena le folli visioni giapponesi di Galliano.
E’ una geisha metropolitana, fredda, asessuata, stupenda, nevrotica, indifferente, terribilmente esosa, neogotica alla maniera della Sagrada Familia, la cattedrale di Gaudì che grida al cielo ormai solcato da jet il suo gelido, disperato splendore di cemento armato.
La bellezza è da entrambi insieme magnificata e pietrificata.
Galliano sogna, come Fellini, benché non si disperda nei gorghi delle passioni carnali.
Immagina freneticamente e, con D’Annunzio, merita l’epiteto di Immaginifico, per quanto evocativo riesce ad essere…lavora su un onda, lavora su una luce o, semplicemente su un colore…
Ho ancora negli occhi l’immagine di una giunchiforme geisha da gran sera ed il modo in cui il colore rosso si stanca nelle mille spirali e volant del suo serpentiforme abito con strascico e si estenua al punto di diventare nero nello sfiorare terra…
Amo dunque Galliano, lo amo nell’arte, arte così moderna, dai risvolti tenebrosi, arte ottenuta scavando nella propria anima, distillandone e sublimandone in colore e forma le infinite inquietudini.
Lo amo perché, pur trovandosi mentalmente a mille anni luce di distanza, si è tormentato per rendere omaggio a Dior e volte ci è riuscito, almeno nel rigore della forma. Penso ai suoi incredibili tailleur, in cui vedo Dior nel taglio e Galliano nel concetto.
Lo amo anche per certe ironie divertenti e crudeli, come la rivisitazione dei mortificanti zoccoli delle geishe, montati però su zeppe da trans.
Ma., proprio come il famosissimo Catullo, contemporaneamente lo odio.
Perché, nei suoi vestiti, ho disperatamente cercato la donna e non l’ho trovata.
Il vero attore, il protagonista assoluto, è l’abito, che si muove da solo e vive di vita propria, senza avere nemmeno bisogna di una scenografia.
Lo odio perché ha relegato la donna al ruolo di flessuoso, docile supporto, null’altro.
La sua modella non è protagonista, non è attrice, persino il suo viso è immolato all’abito, il vero, unico attore, che solo a questo prezzo, continua a tenere la scena.
Il volto è una maschera: non ci sono più labbra, ma disegno di bocca, non c’è più sguardo, il sopracciglio ridotto ad un pesante ed obliquo segno nero.
Da dove questa negazione? E perché?
Non trovando risposta, vi avverto.
Se potete permettervi di indossare un Galliano, pur congratulandomi con voi, vi rimando ai miei dogmi, ossia chiedetevi:
Ho la personalità sufficiente (e, vi assicuro ce ne vuole davvero una quantità enorme) per indossarlo?
Altrimenti anche voi, ragazze, ricche, fortunate e di buon gusto, vi immolerete a Galliano e sarete soltanto un supporto.
Non sarete voi a non passare inosservate, ma la geisha immortale che vi ha posseduto.







