Care amiche e amici,
Vi ho trascurato per troppo tempo, d’altra parte non ho mai promesso , né prometto ora di esservi fedele, ma, per farmi perdonare, vi stringo tutti forte forte in un mediatico abbraccio.
Fate conto di essere tutti riuniti sotto il mio immenso morbidissimo mantello di cachemire, per non dire “tabarro” di mascagnana memoria, termine invero appropriato, visto la destinazione d’uso e l’approssimarsi della stagione lirica…
Scrivo perché vi voglio consolare, più che consigliare.
Di che cosa?
Non ve ne siete accorti?
Di che cosa?
Ma della crisi economica, naturalmente!
Certo, certo!
Ah, volevo ben dire! Siete tutti informati! I telegiornali e i vari Matrix del caso lo hanno strombazzato ai quattro venti. Sbagliando….
Grazie al potere dei media lo sapete tutti, anche i “troppo poveri per accorgersene subito.”
Sì, perché i ricchi ei troppo ricchi lo sanno, eccome, e sono stati i primi ad accorgersene! Quest’anno, forse, dovranno rinunciare al…superfluo del superfluo, se non proprio al superfluo.
Se ne sono accorti presto anche quelli che navigano nelle acque limacciose di un’impiegatizia tranquillità economica, che si vedono quotidianamente erodere l’esiguo conto in banca dal caro spesa, benzina, bollette e via (banalmente ) discorrendo, pur non avendo (potuto) esporlo ai rischi degli investimenti.
C’est la vie, direbbe una mia cara amica italiana, ma testardamente e noiosamente francofona, un vezzo che fa tanto anni cinquanta. (Da evitare, salvo contrordini).
Ora ve ne siete accorti tutti, dunque, ma, dico io, avreste dovuto accorgervene prima!
Io lo sospettavo, ve l’assicuro, battendo forse sul tempo lo stimato ed ora osannato Nouriel Rubini, novello Galilei, riabilitato tuttavia in tempo per godersela.
Secondo me le cose non accadono per caso, mai, anche se sembra…
Me lo dicevo scegliendo il mio mantello autunnale tre quarti, color perla, di Caractere e mi chiedevo anche perché mai, io, proprio io, la perennemente luttuosamente nera e trasgressiva, shabby Lina fossi sedotta da quel capo bon ton tanto prepotentemente da arrivare a comprarmelo.
Il perché delle cose è difficile spiegarlo, accadono e basta.
Io ho il mantello, la crisi è arrivata. Io lo sapevo, un attimo prima.
Mi dicevo che il colore non drammatico e le linee morbide e abbondanti, che trasformano la ragazza in donna e la donna in signora bene sono rassicuranti.
Desideriamo sentirci rassicurati quando le cose stanno per mettersi male: O la settimana nera o la guerra erano percepite come imminenti, non solo da me, ma anche di chi ha “disegnato” e vestito la donna di quest’anno.
Mi chiedo, a crisi avvenuta, se ci piacerà anche ingrassare un pochino, così, tanto per dimostrare di non patire la fame…(o perché potremo mangiare solo pastasciutta e non potremo più pagare le rate della palestra?)
Insomma. C’è la crisi e ritornano linee che ci ricordano i grandi della moda, tanto per non fare nomi cito solo Dio…r!
Che fare, allora?
Non investite in Fallen Angels, a meno che siate davvero (ancora) molto ricchi, anche perché, ammesso che ritornino a volare, sostenuti dalle ali della buona sorte, dovreste investire molto per guadagnare molto, altrimenti a che vale rischiare?
Non vi disperate. (Consiglio valido anche se il gatto vi addenta l’unico cachemire, già appartenuto a vostra mamma.)
Tenetevi stretto il lavoro.
Potendo, spendete! Dovremmo spendere tutti, intendo dire proprio, meglio sul Made in Italy…
L’allarmismo televisivo ci precipita nel gorgo della rovina economica…più ti spaventi, meno consumi, più la crisi ti dilania il portafogli!
Shopping addict non chiudetevi in casa, salvate la nazione!
Riassumendo, se siete disposti a spendere, puntate sul bon ton.
Le donne mi hanno già capito: saranno vestite come si conviene, o meglio, come si conveniva un tempo. Avranno il tubino nero, che rinnoveranno con la spilla d’oro enorme, ereditata dalla prozia o con la collana di perle che hanno trovato nel fondo di un cassetto, sempre della prozia, rabbrividiranno elegantemente stringendosi in golfini minimal alla Gwyneth Paltrow, raccoglieranno i capelli in un parigino chignon, anche arruffato, porteranno il cappotto, piuttosto che il piumino, non disprezzeranno le linee a trapezio…insomma basta sfogliare un settimanale, per capire!
Gli uomini ritroveranno il piacere???? della cravatta, della camicia fresca di bucato, del vestito da lavoro scuro, del cappotto naturalmente.
Se siete in cerca di un lavoro, mai come quest’anno il bon fa parte della “buona presenza”.
Quest’anno è un buon biglietto da visita, tanto per cominciare, per ambosessi.
Se siete a corto di fondi, rovistate nella soffitta, anche altrui.
So, da amiche e parenti, di fortunosi e fortunati recuperi di golfini di cachemire, più che trentenni, subito esibiti con successo, ho notizia di borse di pizzo macramè appartenute alla nonna e portate vittoriosamente a teatro, non parliamo dei foulard vintage griffati, come i mitici Hermes, nati nei tardi anni sessanta ed annodati all’unica Vouitton, per renderla ogni volta nuova o portati come cintura dei jeans di Armani, indossati estate e inverno, fin dal 2004.
Voi ragazzi rubate le cravatte al papà e i pullover di merino antracite al nonno, tanto non sene accorgeranno, impegnati come sono a sembrare più giovani e trasgressivi.
A tutti, amici e amiche…buona crisi!
Profezia della crisi
Adoro Galliano
Odi et amo Galliano.
Adoro Galliano!
Ragazze, non penso che quest’affermazione, se rapportata a me, vi sconvolga più che tanto!
Mi conoscete bene: io vivo e mi nutro d’immagini, di suggestioni, d’emozioni forti…
I vestiti di Galliano, di ieri e di oggi, come tutte le opere d’arte, sono splendide creature immuni dai danni del tempo.
Oniriche statue, sono perfette nei volumi e, prese una per una, da qualunque suggestione siano o fossero sostenute, stilisticamente unitarie, in ogni dettaglio.
Questa volta, nel suo decimo anniversario Dior, l’idea della geisha scatena le folli visioni giapponesi di Galliano.
E’ una geisha metropolitana, fredda, asessuata, stupenda, nevrotica, indifferente, terribilmente esosa, neogotica alla maniera della Sagrada Familia, la cattedrale di Gaudì che grida al cielo ormai solcato da jet il suo gelido, disperato splendore di cemento armato.
La bellezza è da entrambi insieme magnificata e pietrificata.
Galliano sogna, come Fellini, benché non si disperda nei gorghi delle passioni carnali.
Immagina freneticamente e, con D’Annunzio, merita l’epiteto di Immaginifico, per quanto evocativo riesce ad essere…lavora su un onda, lavora su una luce o, semplicemente su un colore…
Ho ancora negli occhi l’immagine di una giunchiforme geisha da gran sera ed il modo in cui il colore rosso si stanca nelle mille spirali e volant del suo serpentiforme abito con strascico e si estenua al punto di diventare nero nello sfiorare terra…
Amo dunque Galliano, lo amo nell’arte, arte così moderna, dai risvolti tenebrosi, arte ottenuta scavando nella propria anima, distillandone e sublimandone in colore e forma le infinite inquietudini.
Lo amo perché, pur trovandosi mentalmente a mille anni luce di distanza, si è tormentato per rendere omaggio a Dior e volte ci è riuscito, almeno nel rigore della forma. Penso ai suoi incredibili tailleur, in cui vedo Dior nel taglio e Galliano nel concetto.
Lo amo anche per certe ironie divertenti e crudeli, come la rivisitazione dei mortificanti zoccoli delle geishe, montati però su zeppe da trans.
Ma., proprio come il famosissimo Catullo, contemporaneamente lo odio.
Perché, nei suoi vestiti, ho disperatamente cercato la donna e non l’ho trovata.
Il vero attore, il protagonista assoluto, è l’abito, che si muove da solo e vive di vita propria, senza avere nemmeno bisogna di una scenografia.
Lo odio perché ha relegato la donna al ruolo di flessuoso, docile supporto, null’altro.
La sua modella non è protagonista, non è attrice, persino il suo viso è immolato all’abito, il vero, unico attore, che solo a questo prezzo, continua a tenere la scena.
Il volto è una maschera: non ci sono più labbra, ma disegno di bocca, non c’è più sguardo, il sopracciglio ridotto ad un pesante ed obliquo segno nero.
Da dove questa negazione? E perché?
Non trovando risposta, vi avverto.
Se potete permettervi di indossare un Galliano, pur congratulandomi con voi, vi rimando ai miei dogmi, ossia chiedetevi:
Ho la personalità sufficiente (e, vi assicuro ce ne vuole davvero una quantità enorme) per indossarlo?
Altrimenti anche voi, ragazze, ricche, fortunate e di buon gusto, vi immolerete a Galliano e sarete soltanto un supporto.
Non sarete voi a non passare inosservate, ma la geisha immortale che vi ha posseduto.







