Odi et amo Galliano.
Adoro Galliano!
Ragazze, non penso che quest’affermazione, se rapportata a me, vi sconvolga più che tanto!
Mi conoscete bene: io vivo e mi nutro d’immagini, di suggestioni, d’emozioni forti…
I vestiti di Galliano, di ieri e di oggi, come tutte le opere d’arte, sono splendide creature immuni dai danni del tempo.
Oniriche statue, sono perfette nei volumi e, prese una per una, da qualunque suggestione siano o fossero sostenute, stilisticamente unitarie, in ogni dettaglio.
Questa volta, nel suo decimo anniversario Dior, l’idea della geisha scatena le folli visioni giapponesi di Galliano.
E’ una geisha metropolitana, fredda, asessuata, stupenda, nevrotica, indifferente, terribilmente esosa, neogotica alla maniera della Sagrada Familia, la cattedrale di Gaudì che grida al cielo ormai solcato da jet il suo gelido, disperato splendore di cemento armato.
La bellezza è da entrambi insieme magnificata e pietrificata.
Galliano sogna, come Fellini, benché non si disperda nei gorghi delle passioni carnali.
Immagina freneticamente e, con D’Annunzio, merita l’epiteto di Immaginifico, per quanto evocativo riesce ad essere…lavora su un onda, lavora su una luce o, semplicemente su un colore…
Ho ancora negli occhi l’immagine di una giunchiforme geisha da gran sera ed il modo in cui il colore rosso si stanca nelle mille spirali e volant del suo serpentiforme abito con strascico e si estenua al punto di diventare nero nello sfiorare terra…
Amo dunque Galliano, lo amo nell’arte, arte così moderna, dai risvolti tenebrosi, arte ottenuta scavando nella propria anima, distillandone e sublimandone in colore e forma le infinite inquietudini.
Lo amo perché, pur trovandosi mentalmente a mille anni luce di distanza, si è tormentato per rendere omaggio a Dior e volte ci è riuscito, almeno nel rigore della forma. Penso ai suoi incredibili tailleur, in cui vedo Dior nel taglio e Galliano nel concetto.
Lo amo anche per certe ironie divertenti e crudeli, come la rivisitazione dei mortificanti zoccoli delle geishe, montati però su zeppe da trans.
Ma., proprio come il famosissimo Catullo, contemporaneamente lo odio.
Perché, nei suoi vestiti, ho disperatamente cercato la donna e non l’ho trovata.
Il vero attore, il protagonista assoluto, è l’abito, che si muove da solo e vive di vita propria, senza avere nemmeno bisogna di una scenografia.
Lo odio perché ha relegato la donna al ruolo di flessuoso, docile supporto, null’altro.
La sua modella non è protagonista, non è attrice, persino il suo viso è immolato all’abito, il vero, unico attore, che solo a questo prezzo, continua a tenere la scena.
Il volto è una maschera: non ci sono più labbra, ma disegno di bocca, non c’è più sguardo, il sopracciglio ridotto ad un pesante ed obliquo segno nero.
Da dove questa negazione? E perché?
Non trovando risposta, vi avverto.
Se potete permettervi di indossare un Galliano, pur congratulandomi con voi, vi rimando ai miei dogmi, ossia chiedetevi:
Ho la personalità sufficiente (e, vi assicuro ce ne vuole davvero una quantità enorme) per indossarlo?
Altrimenti anche voi, ragazze, ricche, fortunate e di buon gusto, vi immolerete a Galliano e sarete soltanto un supporto.
Non sarete voi a non passare inosservate, ma la geisha immortale che vi ha posseduto.
February 12, 2007
Adoro Galliano
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