June 27, 2006

Il lino

Una curiosa attitudine nostalgico romantica mi riconduce ad una fiaba dell’infanzia, apparentemente così poco trendy, da farmi sembrare patetica.
E invece, cari amici, io non lo sono, perché la fiaba è “il lino” di Hans Christian Andersen.
Certo…il lino, con questa tormentosa canicola pre agostana, è il tessuto più elegante e confortevole, giusto per ragazzi e ragazze, vissuto fin dal primo movimento, sempre sciupato, estenuato e proprio per questo incantatore, senza contare il pregio della freschezza.
Ma non è per questo che vi parlo del lino.
La fiaba è il manifesto ante litteram della filosofia del recycled, così utile per il nostro pianeta ed, al momento, così di tendenza da essere velocemente abbracciata anche da coloro che vogliono essere mediaticamente “giusti”.
Riassumo per voi:
Il lino era una bella pianta, spendente di fiori azzurri, felice del suo stato, eppure certa che la sua storia sarebbe continuata.
Dopo innumerevoli e torturanti procedimenti, infatti, fu filato, tessuto e trasformato in pezza di stoffa.
Anche la pezza, bianchissima, era contenta del suo stato, eppure in attesa di nuove svolte interessanti.
Ne furono fatti dodici paia di indumenti innominabili ai tempi del Nostro, si presume tuttavia, che fossero mutande.
Anche la dozzina, soddisfatta della sua indiscutibile utilità, era contenta del suo stato, eppure molto fiduciosa in un nuovo, luminoso futuro.
Dopo lunghe e complesse vicissitudini, inerenti la sua metamorfosi, divenne una risma di carta bianchissima e servì come supporto a scritti saggi ed istruttivi.
Fiera della sua funzione culturale, benché si aspettasse di girare il mondo, cosa che fecero in sua vece numerose copie tipografiche, si godette un onorato riposo su uno scaffale. Ancora una volta, quella non sarebbe stata la fine!
All’ultimo, ritornò ad essere solo anima, dopo aver dato vita ad un fuoco splendente, che servì da spunto di gioco per i bambini, riuniti attorno al camino, per ammirare le fiamme ed attendere l’ascesa dell’ultima scintilla.
Lina ritrova, nella fiaba che vi ha proposto, la sua amatissima filosofia del ritorno della materia al tutto, in cui ogni singolo, animato o no, partecipa al continuo divenire universale.
Naturalmente, la fiaba, lo ripeto, è anche la metafora del riciclo, cioè, nel quotidiano, proprio come nella storia dell’universo, il “divino” utilizzo di ciò che già c’è.
Ma non è questo il punto!
Ora, ragazzi, ragazze, la vostra Lina vi offre il link con la vita reale e con la nostra passione smodata per gli accessori di moda.
La fiaba mi è venuta in mente pochi giorni fa, perché ben si attaglia ad un geniale ed innovativo creativo che ha animato le sue stupende borse con l’eticissima filosofia del recycled.
Alludo a Mauri (Maurizio Longati), di Momaboma, di cui vi ho già detto.
Ho avuto il piacere di visitare il suo stand a Pitti uomo, di conoscerlo personalmente e di leggere l’entusiasmo genuino nei suoi occhi (cosa rara in questi tempi falsi ed anafettivi!)
Vi avevo già descritto qualcuna delle sue…creature (così le chiama lui e io lo capisco). Confermo la mia ammirazione.
Lo stand, ricco d’atmosfera used, fittamente popolato delle sue borse, mi ha coinvolto con le sue sottili suggestioni emozionali. E vi spiego il perché.
Ogni pezzo, realizzato con i materiali più disparati (giornali, verifiche scolastiche, sacchi per il cemento, centimetri, ritagli di vestiti da donna, jeans, asciugamani) ha una storia e possiede il commovente potere di dialogare con chi lo guarda, o, ancor meglio, lo tocca.
Ecco da che cosa scaturisce l’emozione!
Ogni creatura, forse anche per questo Mauri chiama così le sua borse, ha molta, moltissima anima…
Potete immaginate che cosa fosse tutto lo stand!
Proprio come le “monachine” del fuoco che, alla fine del lungo ciclo del lino, liberavano anima, anche questi vecchi, inutili pezzi di carta o di stracci o quant’altro, approdati ad una nuova vita, molto più utili dopo la metamorfosi di quanto lo fossero in un’esposizione museale, manifestano la loro parte impalpabile, la loro storia e parlano con chi li adotta.
Volete altri particolari?
Sono oggetti estetici e funzionali, per di più accompagnati dall’indiscussa gratitudine delle mucche, in quanto rigorosamente no animal.
Infine, per i fashion addict, sono pezzi unici, fatti a mano, con interni sempre differenti, realizzati in tinte contrastanti e materiali molto…particolari.
Last but non least, il divertente package, delizia di chi li acquista e che, per inciso, tappezzava le pareti dello stand con un effetto cromatico sorprendente.
La carta patinata è vantaggiosamente sostituita da colorate, divertenti, autentiche t -shirt, a occhio e croce indossate negli anni ’80, con cui tuttavia potrete con soddisfazione coccolare le vostre stanche membra nei preziosi momenti che riservate al relax.
Anticipazioni golosissime:
Borsette per voi, ragazze, realizzate con asciugamani di spugna della marina militare, ancora borse… centimetrose, inventate cioè a partire dai metri a nastro delle sarte, restyled tuttavia per la prossima stagione, grazie all’ossigenante e primaverile intreccio con fettucce di stoffa ricavate da abiti da donna, anni 50, di colori tenui, che vanno a smorzare il prepotente discorso del giallo.
Ragazzi! Ci siete? Di solito mi dedico poco a voi, per mancanza di…materia prima di voi degna.
Ma, questa volta, posso proporvi finalmente qualcosa che vi piacerà!
Borse da viaggio, o per lo sport, capaci, comode ed affascinanti. Rappresentano l’ultima frontiera del ricamo.
Sfoggiano con orgoglio tomaie di vecchie Converse, inserite, grazie all’antica arte, in stoffe robuste:
Tutte alludono alla voglia di andare, di essere, di agire, assai più che di apparire.
Più tranquille, quando realizzate con tele di colori scuri, se borse così si possono definire tranquille, o più giovani e vibranti se giocate sul contrasto della calzatura, sempre bianca col giallo intenso o col viola.
Nel filone dell’anti - look ed ancora impregnate del mito del viaggio, ci sono novità anche per voi, ragazze!
Vere e proprie borsette, formali quanto a forma, quelle che vi consiglio sono realizzate con vecchie carte geografiche.
Le più smaliziate, insieme a me, potranno indossarle con un piglio simpaticamente polemico, dedicato a certe firme, assai ripetitive per inciso, che qui non posso nominare.
Siete già certi che non saprete che cosa regalare come ben augurante oggetto ai vostri amici più cari che festeggeranno con voi l’incombente 2007? Eccovi la soluzione:
L’astutissima agenda tracollabile, difficile da descrivere, ma indescrivibilmente geniale, non fosse altro che per questo motivo: saprete sempre dove metterla, anche quando privi di borsa e con le mani occupate.
Io, per quanto mi riguarda, dialogo attualmente con una sorella del mio amore a prima vista, cioè della borsa matematicosa di cui vi avevo già parlato.
Come potete vedere, è un patch work di fallimenti scolastici, relizzata con fogli protocollo a righe e a quadretti, vere verifiche scolastiche, con rare e preziose scolorinature, impietosi e desolanti freghi a biro rossa, inferti da bisbetiche professoresse e sfilze di “N” dalle stesse comminate.
Nei momenti noiosi dei miei viaggi, inevitabili come la vita, dialogo con lei e con quel po’ d’anima che ha rubato ai ragazzi, oppressi da dubbi logico matematici e dal loro contrasto stridente fra l’incalzare della primavera della loro vita ed il chiuso delle aule scolastiche.
Personalmente, rivivo anche, mitigati dal piacere immenso dell’avvenuta liberazione, i miei inenarrabili terrori matematici.
In chiusura, richiamo la vostra attenzione sull’indispensabile accessorio gadget, appeso con lo spago ai manici: una gomma poligonale da macchina per scrivere, per cancellare stanchezza e malinconia.
A presto, Lina.

Momaboma

  

June 20, 2006

Ragazze povere

Ragazze povere, non disperatevi! (Specialmente se abitate nei pressi di una metropoli…Milano va benissimo).
Tutte noi ragazze abbiamo sempre bisogno di scarpe, un po’ perché è vero, un po’ perché le adoriamo. Il problema è che costano.
Sono andata in giro per aiutarvi. Nella foto potete vedere il risultato del mio recente shopping low cost, monetizzabile in circa quarantacinque euro.
Il…lotto sperimentale comprende un paio di scarpe formali bianche, con tomaia e suola di pelle e cuoio, di forma assai originale, accattivanti e…cattive, nonostante il colore verginale. Bello il décolleté interrotto solo su un lato, astuto il contrasto del tacco alto, lucido con il pellame opaco e fiocchino da prima comunione. Comodissime, morbidissime, made in Italy, marca Seline, le ho acquistate da Pittarello.
Il secondo acquisto è un paio di ciabattine, graziose per la forma ed il contrasto del colore verde acqua con la lavorazione rettile, dolce ma non ingenua la decorazione. Anche queste in pelle e cuoio, italiane, scontatissime, marca Edoardo Tulli, sono state acquistate da Pittarello, catena di scarpe ed accessori diffusa nel Nord Est d’Italia. (vedi link).
Le infradito, il terzo paio, sono state per me la consolazione ed il premio per aver sopportato la noia di fare la spesa. Sono cinesi, in materiale plastico, ma giuste per il mare, con l’intramontabile Betty Boop stampata sul sottopiede. Non scontate…ma di costo abbastanza moderato, cioè di poco inferiore ai dieci euro, sono state acquistate in un’Ipercoop.
Quindi la morale è: girate, datevi da fare, ragazze, cercate le paia non assortite…con costanza e fortuna troverete il vostro numero, come è successo a me.
E siate previdenti: se vedete qualche articolo che non vi serve proprio sul momento, che però abbina buona qualità a basso costo, è ever green o in ogni caso non fuori moda, rientra nell’ambito del vostro stile e, cosa ancor più importante, se vi piace, comperatelo!
In giro per saldi, evitate gli eccessi stuzzicanti della moda: quest’anno vediamo molto le punte tonde…abbiamo visto invece meno le punte aguzze cui avevamo fatto l’occhio. Era prevedibile!
Nei saldi dello scorso settembre, le sagge, confrontando gli anticipi della moda invernale, avranno evitato calzature con prua chilometrica!
Diffidate – questo è un consiglio generico- della merce “fallata”…ne parleremo molto presto!

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