March 17, 2011

Carnevale…addio!

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Il Carnevale, quest’anno, è passato in punta di piedi e non ha prodotto il rumore forzatamente allegro che gli è così congeniale.
Ora pende, triste e polveroso, impiccato forse per mano della sua stessa noia, dagli espositori più appartati nel reparto bambino in qualche grande magazzino. C’è chi spera di raggranellare qualche decina di euro a spese di qualche cappuccetto rosso, uomo ragno o Zorro, naturalmente in saldo e sempre fuori moda.
Non è rimasto quasi niente di questo carnevale di crisi, che è sconfinato, fra l’altro, nell’inatteso anticipo di Armageddon che ha devastato Tokio e le orgogliose certezze dell’uomo avido di benessere.
A me, tuttavia, qualcosa è rimasto: il rimpianto di un indumento schiettamente italiano, che nella sua nobile genealogia vanta una mamma romana, la toga. Vi sto riproponendo, amiche ed amici carissimi, il romanticissimo, misterioso tabarro, un mantello a ruota intera che, nei nostri tempi, vediamo passeggiare più che altro nelle calli e sui ponti di Venezia, sdoganato , appunto dal carnevale.
Eppure, se non fosse così sopra le righe, proprio per la sua semplice, geniale bellezza opulenta, eppure sobria nelle linee, potrebbe ancora aggirarsi di sera, ansioso di teatro, musica classica o serate mondane, e, il giorno dopo, fin dal primo sole, fra le nebbie padane, fra le brume delle campagne piemontesi, o dovunque lo portasse la sua voglia di esplorare o il semplice, comune, quotidiano bisogno di andare.
Il tabarro si appoggia sulle spalle, ha un solo punto di allacciatura sotto la gola e ha la sublime caratteristica di essere molto avvolgente, perché un suo lembo anteriore, grazie all’ampiezza lussureggiante, può essere gettato sulla spalla opposta. Difende quindi dal freddo, perché racchiude chi lo porta come in un bozzolo, isola dall’esterno,ma protegge anche psicologicamente.
Realizzato di norma in colori scuri, specialmente il nero, conferisce a chi lo porta un alone di mistero e di diversità, tanto che, pur approdando da un passato onorevole, in cui fu indossato da preti, contadini, pastori, assunse una connotazione ribelle agli occhi del regime fascista e fu bandito.
Oggi, per la maggioranza delle persone, riemerge fugacemente dalle frequentazioni carnascialesche e poi torna lì, nella nostra memoria o in un negozio di noleggio costumi teatrali.
Tuttavia, se siete dei veri dandy, se non temete il giudizio altrui e se l’indumento vi piace, anzi, se sentite di amarlo e di esserne rappresentati, sappiate che in Italia esistono artigiani che cercano di riportarlo in vita nel nostro millennio. Anche le ragazze possono farci un pensierino…per il prossimo inverno.
Vi lascio un’unica certezza: se avrete il coraggio di indossarlo, al di fuori del Carnevale o dei club di amici del tabarro, sicuramente, parola di Lina, non passerete inosservati!

July 2, 2010

La Lavatrice

“L’avatar languiva, indebolito nella capacità di vita indipendente, che per lui era la VITA, gravemente danneggiato dall’imprudenza della persona che l’aveva creato.”
Per compiacere un avatar in difficoltà ho riportato, fra virgolette, una sua frase.
Me ne scuso con le amiche e gli amici, ma gli avatar, si sa, sono assai petulanti.
Ed ora, dopo tanto poco scusabile silenzio, passo ai miei preziosi consigli.
Il primo, che può suonare fin troppo ovvio, in tempi di crisi, è questo: non spendete troppo!
Lo dedico alle fashion victim, in particolare a quelle così giovani da non avere un reddito proprio. La moda, care ragazze, non è solo “firma” è prima di tutto originalità, stile, misura anche in assenza di misura, è spessore creativo.
Subito dopo questo monito, per consolarvi della ramanzina, vi segnalo gli stilosi e non troppo costosi gioielli in plexiglass di Iclos. www.iclos.com/design/.
Vi consiglio di visitare con attenzione questo sito che va gustato in tutte le sue parti, anche quelle scritte, come il ”progetto” che è la storia emblematica del successo di chi crede nella validità di un’idea.
Io sono rimasta incantata dalle meduse ciondolo delle due stiliste stilose.
Accattivante anche il package, la assai simbolica lavatrice, vera macchina creatrice di vivacissime creature.
Nel caso del mio braccialetto a grosse maglie di plastica nera, i ciondoli sono simpatici avatar delle urticanti ed affascinanti meduse, di cui non conservano che simbolicamente il piccante veleno. Perché, va detto, questi gioiellini non sono “buonissimi”; anzi sono piuttosto graffianti.
Indossate questi (non) gioielli, sceglieteli in modo che siano in sintonia con la vostra personalità e non passerete inosservate!
Vi abbraccio
Lina

May 15, 2010

Il bon ton televisivo

Care amiche, cari amici,
non scrivo molto, perché le mie assidue frequentazioni delle riviste di moda e delle grandi catene di distribuzione, nonché degli outlet non mi consentono di darvi consigli validi per non passare inosservati, tanta è la mancanza di creatività e di logica delle offerte che ho sotto gli occhi in questi banalissimi tempi. Che aggiungere? Per le più allineate mi sento soltanto di consigliare lo stile crociera, estremamente retro, ma così adatto a Cannes e a Montecarlo in primavera. Per i pantaloni, andranno molto bene le tonalità di bluette, meno anonime del solito blu nero o degli abusati Jeans, suggerisco invece alle creative di affidarsi al loro mood, giorno per giorno, credetemi è meglio!
Tuttavia nessuno, nessuna prenderà mai esempio dal grande fratello televisivo, che sta abusando della pazienza di chi è dotato di cervello, o di una parte di esso, quella che è sopravvissuta alla tossicità dell’atmosfera mediatica che tutti stiamo respirando. E non parlo qui soltanto degli abiti, inesistenti per le pupe, relegate in improbabili mise che non riescono nemmeno ad essere sexy, per quanto sono volgari, sfacciate e spesso, sorpassate e ridotti, per i poveri secchioni, in travestimenti da proverbiale macchietta.
Se dunque vi resta quella parte o quella porzione di lobo cerebrale in cui vivacchia il senso critico, non seguite l’esempio di pupe e secchioni. E qui non parlo più di look, ma di scelte di vita.
Ripassiamo la moda del ben vivere!
A proposito delle loro liti, che ci assalgono persino nel bel mezzo dei cartoni animati del pomeriggio, travolgendo, a volte, l’innocenza dei nostri figli, fratellini o cuginetti minori, ricordate che:
Sono sempre di moda la proprietà di linguaggio e la divina capacità di partecipare ad una conversazione e perfino ad un vivace dibattito, quindi:
Non è mai di moda alzare la voce.
E’ di moda ascoltare molto, prima di controbattere o di esprimere un’opinione e quindi prendere posizione a ragion veduta, senza perdere di vista l’obiettività. Questa ultima regola vale anche per se stessi, so bene quanto sia forte l’istinto di autodifesa, ma prima di esigere giustizia, è arma vincente aver acquisito la certezza di non essere dalla parte del torto. E’ di moda la capacità di valutare tutti i punti di vista, oltre che il proprio.
Quindi raccomando una certa flessibilità, che, restando nell’ambito della moda, è la capacità di fare una capatina nella mise altrui, prima di rimpannucciarci nella nostra.
E’ di moda, e anche scaltro, dico io, valutare in anticipo l’effetto del nostro comportamento, l’immagine mentale che provocano negli altri il nostro contegno e il nostro tono di voce. Se vogliamo convincere l’interlocutore di esser un mite agnellino, non riusciremo nel nostro intento se agiamo come una tigre nell’atto di spiccare il balzo per azzannarlo alla giugulare!
Sono di moda il contegno e, per dirla tutta, anche un po’ di sana educazione.
Non sarebbe male, infine, rileggere la grammatica, con particolare attenzione alla flessione dei verbi (modi e tempi, con particolare, risvegliato, zelante interesse per i congiuntivi e condizionali ( si usano sempre!)
Passando a dettagli ancor più strutturali, amiche e amici tutti, non importa se in pectore vi sentiate più pupa/pupo o secchione/secchiona, dato che stiamo facendo un ripasso generale, ricordate ancora che:
E’ più che mai di moda non vendere la propria immagine, fisica o mentale che sia, tantomeno i propri difetti.
Sappiamo bene che i casi umani fanno spettacolo. Se abbiamo la consapevolezza che i nostri difetti, del carattere o del fisico, che i nostri deficit o eccessi culturali ci rendono assai simili ai succitati casi umani, è di moda ( lo garantisce la vostra Lina) se appena possediamo il barlume di senso critico che ce ne rende coscienti, non permettere che altri abusino dei nostri handicap per ottenere (loro e solo loro ) immediato successo (audience, per esempio).
E’ un periodo di crisi, lo so, ma è di moda più che mai ricordarsi che nessun compenso, pecuniario o mediatico, colmerà il vuoto dello stupro esistenziale che deriva dalla mercificazione di sé.
Per concludere, non è di moda fra i miei seguaci guardare quei programmi televisivi in cui sia scaduto il concetto del valore e del rispetto della persona umana. Che siano reality, insomma giochi o fiction ben riuscite con la parvenza della realtà, poco importa.
Io personalmente, per essere in grado di giudicare, concedo una possibilità ad ogni programma nuovo, poi, se non lo ritengo all’altezza del mio concetto di umanità, lo autocensuro, cioè non lo guardo più e, quando sbuca a sorpresa nei miei dopopranzo mai sazi di cartoons, mi dedico ad altro.
Cosa propongo? Che ne so? Io mi faccio un giro in giardino o stendo l’obliato bucato delicato che stazionava disperato e spiegazzato dalla feroce centrifuga della mia lavatrice nuova.

October 12, 2009

Il bon ton dell’amore

Anche Lina ha un cuore!
Stavo facendo una tranquilla passeggiata nel sole languido di una mattina domenicale di questo caldo ottobre, indossando abiti in sintonia con il mio mood (e l’attività fisica) così retro: jeans delavè, appena appena oversized, camicia candida, colletto alla francese, con solino di altezza media, polsi alti a tre bottoni, cardigan blu navy, di cotone tinto in filo, con bottoni in madreperla naturale, sneakers bianche con lacci gialli, intonati al colore delle cuciture dei pantaloni, fedele nonché immortale baguette very very used, in pelle e tela di Armani.
Procedevo leggera, a passo svelto però, per assolvermi dalla pigrizia che mi aveva impedito qualsiasi altra forma di fitness, quando ho incrociato una coppia, che ha mosso la mia tenerezza, inducendo uno dei miei sempre più rari sorrisi.
I due, entrambi sulla trentina, biondo lui, taglio cortissimo, bionda pure lei, capelli di media lunghezza, taglio molto nature, quasi neo hippie, entrambi di aspetto gradevole e ragionevolmente en forme, procedevano alla mia stessa andatura, tenendosi per mano, con le dita allacciate.
Proprio al momento del mio affiancamento, lui ha stretto visibilmente le dita della donna, avvicinandosi fino a sfiorarle il fianco: un gesto dolce, che lei ha subito contraccambiato rispondendo con forza alla stretta.
Per caso, l’ho guardata in faccia e ho visto che sorrideva, digrignando appena i denti, come per trovare più forza. Anche lui sorrideva.
In un attimo, la coppia è sparita dalla mia visuale.
Era un gesto di reciproco possesso e Lina ha diagnosticato che si trattava proprio di amore, amore retro, di quel genere, insomma, un po’ speciale.
Ed era un amore consapevole, proprio di certi adulti, già messi alla prova da relazioni fallite, delusioni, solitudine, segrete disperazioni, persone, insomma, in cui la voglia di stare insieme per sempre aveva superato finalmente la paura delle incognite del futuro a due, così tipica di certi giovanissimi.
Eppure, era un sentimento pieno di una passione che li rendeva molto luminosi.
Il look della coppia era in sintonia col loro amore e, per inciso, assai simile al mio: ancora jeans e camicia per entrambi, oxford azzurro tenue per lui, popeline bianco per lei. Accessorio di lei che non passava inosservato: la maxi bag in morbida nappa color argento.
Per concludere: l’amore è ancora di moda e va indossato con un certo understatement e look bon ton.

March 31, 2009

Mi chiedo: perchè?

Perché soffriamo, noi donne, s’intende, per ubbidire agli stilisti sadici che ci vedono inerpicate su improbabili tacchi, così alti che, quando facesse sufficientemente freddo, potrebbero essere visitati da localizzatissime tempeste di neve?
Ho detto “noi donne” per lealtà alla categoria cui anch’io mi onoro di appartenere, perché io mai (bugia, quasi mai…e va bene, una volta, una volta sola ho peccato!) acquisto scarpe che mi rovinano la vita.
A meno di sviste, che possono succedere, compro scarpe che mi posso permettere anche a livello fisiologico. Odio avere mal di piedi!
Ma troppo spesso i miei acuti occhi di falco della strada, predatrice di idee e di tendenze della gente qualunque in vie normali di città anonime, troppo spesso dicevo, focalizzano piedi che annaspano disperati e caviglie incerte, vittime di tacchi altissimi, spesso distorti da andature inadeguate.
E soffro per voi. E non solo come donna, anche come esteta.
E’ bello tutto ciò, vi chiedo?
Fa stile, fa tendenza? E, soprattutto, è degno testimone della nostra intelligenza?
Se almeno queste benedette scarpe ci facessero più belle! Capirei tutto, ve lo assicuro. Ma non è così. Sfogliate i giornali femminili, giudicate voi stesse: vedrete coi vostri occhi famose attrici e cantanti schiacciate a terra non dalla loro inequivocabilmente scarsa statura, ma dai loro indegni trampoli che tendono la caviglia già non sottile per natura o mettono in risalto muscoletti non precisamente femminei.
E già che ci siamo: non abbracciate tutte e di corsa la nuova dilagante mania per le gonne ampie, anni 50!
Se siete basse, con la gonna a ruota, specialmente se avrete scelto la lunghezza al polpaccio, sembrerete ancora più basse…se poi abbinate il tutto a tacchi vertiginosi e caviglie imperfette, siete proprio spacciate.
Non copiate le attrici, che, diciamocelo, sono plagiate proprio dagli stilisti, i cui abiti indossano (male).
Sì, lo so, non volete passare inosservate, ma c’è modo e modo di essere osservate.
Se volete essere apprezzate per le vostre qualità più che essere notate per i difetti, non indossate calzature che vi provocano dolore. La donna bella non è mai a disagio, ergo non soffre. Scegliete quindi i tacchi che non vi obbligano a trascinarvi, a fare strane rotazioni dell’anca o ad appoggiarvi al paziente braccio del vostro accompagnatore.
E, tanto per gli abiti che per le calzature, quando scegliete, guardatevi attentamente allo specchio. Prendetevi tutto il tempo e non fidatevi degli adulatori.
Mi spiace doverlo dire, ma in questi tempi di crisi economica stilla troppo miele nei negozi d’abbigliamento…e non solo in quelli, a dire il vero.
Prendetevi dunque tutto il tempo che volete, quando siete nel camerino e meditate.
Da sole. Escludete commesse garrule ed entusiaste dei vostri rotolini di ciccia, ma siate gentili con loro, perché è probabile che stiano rischiando il posto di lavoro.
Tornando a noi, specialmente se non avete il vitino di vespa e, negli occhi, il falso candore della mitica B.B. dei tardi anni cinquanta o l’allure di Audrey Hepburn, tanto per citare due irraggiungibili miti che incarnano alla perfezione l’archetipo della bella formosa e della bella non formosa, sarà il caso che diate ascolto a quella vocina interna, noiosa come il ronzio di una mosca, che vi continua a ripetere che l’abito che indossate o le scarpe che calzate non fanno per voi.
Tornando all’argomento con cui ho aperto, se avete abbandonato i tacchi scultura e i plateau assurdi, se volete rispettare i vostri piedi, pur senza passare inosservate (almeno questo è certo!) per l’estate scegliete uno stile di rottura, che potete consigliare a compagni e fanciulli, sia che siano figli o fratelli minori.
Il tutto ad un prezzo adatto a qualsiasi borsellino.
Mi riferisco alle scarpe? anti bon – ton per eccellenza: le dudeshoes, certamente molto più cool di altre più note “non scarpe” amiche dei piedi
Intanto sfogliatevi il catalogo, sul sito dudeshoes.org.
In ogni caso, buone passeggiate!
Vostra Lina

October 12, 2008

Profezia della crisi

Care amiche e amici,
Vi ho trascurato per troppo tempo, d’altra parte non ho mai promesso , né prometto ora di esservi fedele, ma, per farmi perdonare, vi stringo tutti forte forte in un mediatico abbraccio.
Fate conto di essere tutti riuniti sotto il mio immenso morbidissimo mantello di cachemire, per non dire “tabarro” di mascagnana memoria, termine invero appropriato, visto la destinazione d’uso e l’approssimarsi della stagione lirica…
Scrivo perché vi voglio consolare, più che consigliare.
Di che cosa?
Non ve ne siete accorti?
Di che cosa?
Ma della crisi economica, naturalmente!
Certo, certo!
Ah, volevo ben dire! Siete tutti informati! I telegiornali e i vari Matrix del caso lo hanno strombazzato ai quattro venti. Sbagliando….
Grazie al potere dei media lo sapete tutti, anche i “troppo poveri per accorgersene subito.”
Sì, perché i ricchi ei troppo ricchi lo sanno, eccome, e sono stati i primi ad accorgersene! Quest’anno, forse, dovranno rinunciare al…superfluo del superfluo, se non proprio al superfluo.
Se ne sono accorti presto anche quelli che navigano nelle acque limacciose di un’impiegatizia tranquillità economica, che si vedono quotidianamente erodere l’esiguo conto in banca dal caro spesa, benzina, bollette e via (banalmente ) discorrendo, pur non avendo (potuto) esporlo ai rischi degli investimenti.
C’est la vie, direbbe una mia cara amica italiana, ma testardamente e noiosamente francofona, un vezzo che fa tanto anni cinquanta. (Da evitare, salvo contrordini).
Ora ve ne siete accorti tutti, dunque, ma, dico io, avreste dovuto accorgervene prima!
Io lo sospettavo, ve l’assicuro, battendo forse sul tempo lo stimato ed ora osannato Nouriel Rubini, novello Galilei, riabilitato tuttavia in tempo per godersela.
Secondo me le cose non accadono per caso, mai, anche se sembra…
Me lo dicevo scegliendo il mio mantello autunnale tre quarti, color perla, di Caractere e mi chiedevo anche perché mai, io, proprio io, la perennemente luttuosamente nera e trasgressiva, shabby Lina fossi sedotta da quel capo bon ton tanto prepotentemente da arrivare a comprarmelo.
Il perché delle cose è difficile spiegarlo, accadono e basta.
Io ho il mantello, la crisi è arrivata. Io lo sapevo, un attimo prima.
Mi dicevo che il colore non drammatico e le linee morbide e abbondanti, che trasformano la ragazza in donna e la donna in signora bene sono rassicuranti.
Desideriamo sentirci rassicurati quando le cose stanno per mettersi male: O la settimana nera o la guerra erano percepite come imminenti, non solo da me, ma anche di chi ha “disegnato” e vestito la donna di quest’anno.
Mi chiedo, a crisi avvenuta, se ci piacerà anche ingrassare un pochino, così, tanto per dimostrare di non patire la fame…(o perché potremo mangiare solo pastasciutta e non potremo più pagare le rate della palestra?)
Insomma. C’è la crisi e ritornano linee che ci ricordano i grandi della moda, tanto per non fare nomi cito solo Dio…r!
Che fare, allora?
Non investite in Fallen Angels, a meno che siate davvero (ancora) molto ricchi, anche perché, ammesso che ritornino a volare, sostenuti dalle ali della buona sorte, dovreste investire molto per guadagnare molto, altrimenti a che vale rischiare?
Non vi disperate. (Consiglio valido anche se il gatto vi addenta l’unico cachemire, già appartenuto a vostra mamma.)
Tenetevi stretto il lavoro.
Potendo, spendete! Dovremmo spendere tutti, intendo dire proprio, meglio sul Made in Italy…
L’allarmismo televisivo ci precipita nel gorgo della rovina economica…più ti spaventi, meno consumi, più la crisi ti dilania il portafogli!
Shopping addict non chiudetevi in casa, salvate la nazione!
Riassumendo, se siete disposti a spendere, puntate sul bon ton.
Le donne mi hanno già capito: saranno vestite come si conviene, o meglio, come si conveniva un tempo. Avranno il tubino nero, che rinnoveranno con la spilla d’oro enorme, ereditata dalla prozia o con la collana di perle che hanno trovato nel fondo di un cassetto, sempre della prozia, rabbrividiranno elegantemente stringendosi in golfini minimal alla Gwyneth Paltrow, raccoglieranno i capelli in un parigino chignon, anche arruffato, porteranno il cappotto, piuttosto che il piumino, non disprezzeranno le linee a trapezio…insomma basta sfogliare un settimanale, per capire!
Gli uomini ritroveranno il piacere???? della cravatta, della camicia fresca di bucato, del vestito da lavoro scuro, del cappotto naturalmente.
Se siete in cerca di un lavoro, mai come quest’anno il bon fa parte della “buona presenza”.
Quest’anno è un buon biglietto da visita, tanto per cominciare, per ambosessi.
Se siete a corto di fondi, rovistate nella soffitta, anche altrui.
So, da amiche e parenti, di fortunosi e fortunati recuperi di golfini di cachemire, più che trentenni, subito esibiti con successo, ho notizia di borse di pizzo macramè appartenute alla nonna e portate vittoriosamente a teatro, non parliamo dei foulard vintage griffati, come i mitici Hermes, nati nei tardi anni sessanta ed annodati all’unica Vouitton, per renderla ogni volta nuova o portati come cintura dei jeans di Armani, indossati estate e inverno, fin dal 2004.
Voi ragazzi rubate le cravatte al papà e i pullover di merino antracite al nonno, tanto non sene accorgeranno, impegnati come sono a sembrare più giovani e trasgressivi.
A tutti, amici e amiche…buona crisi!

December 14, 2007

I colori del Natale

La sensazione di sazietà prenatalizia, per non dire nausea, che provo fin dagli ultimi di novembre, è la misura del cattivo gusto che attanaglia il consumatore.
Troppe merci, troppo colore, troppo rumore esondano dai grandi magazzini in piena…troppa folla zoombizzata rischia di affogare…attanagliata, più che dal desiderio, dalla compulsione a comprare.
Mi stringono il cuore i genitori non abbienti, non infrequenti in verità che, pungolati dai figli piccoli e vogliosi, sembrano disposti a cedere, afferrano un globo, il più piccolo, lo rigirano fino a che trovano il prezzo, lo rimettono sullo scaffale e sospirano, sopportando in silenzio i pianti o le recriminazioni filiali.
Questo sarà dunque il Natale?
Non necessariamente! Cercate i vostri vecchi globi, quelli che vi fanno ancora sorridere e “inalberateli” sul vostro abete vecchio che, almeno per quest’anno, reggerà benissimo, sia pure aiutato da qualche rattoppo ascellare in filo di ferro…
Come mai, ancora una volta, non sto parlando di moda?
Voglio rimediare e rispondo subito ad una domanda che serpeggia fra il nero delle vetrine: sarà sempre il rosso il colore del Natale?
E perché no? Consiglio però di rinunciare al rosso babbo natale…le ragazze belle - in forma non vorranno assomigliare a spot televisivi in carne ed ossa!
E allora: sì al rosso, ma nelle tonalità più suggestive, cioè rubino o lacca di garanza scura, granata…ecc.
I tessuti? Io adoro gli abbinamenti un po’ retro, forse, ma ever green: raso per la gonna o il tubino e lana per il coprispalle, il cardigan minuscolo, il top o la stola…lana morbida e lussuosa, angora o mohair, ad esempio, e naturalmente, se possiamo permettercelo, il favoloso cachemire, quello vero!
“Vedo” molto, uscendo lentamente dalla gamma dei rossi, il violetto rossastro, il lacca solferino, il malva o il prugna…se siete abili, ma proprio abili, negli abbinamenti, potete accostare due sfumature. Di più è sconsigliabile, perché fa tanto “prova colore”.
Le magre puntino pure sulla gonnelline baloon, corte sopra al ginocchio, le pienotte si attengano invece a linee più sobrie, che quest’anno non mancano, specie nei classicissimi tubini. Rifuggano però sempre gli abiti tenda, che penalizzano anche la donna cannone e giochino sul fascino del loro decolleté o della loro generosa schiena, più che su quello del giro vita…
Non amando il luccichio in generale, consiglio a chi sente molto l’esigenza di ornarsi, di ricorrere a morbidi nastri o fiocchi, belle cinture, portate sotto il punto vita o, se lo possiedono, su un unico gioiello importante, piuttosto che a paillettes e lustrini.
Lasciamo al nostro abete il compito di luccicare!
Le giovanissime bellissime ingenuissime romanticissime possono abbandonare il raso per la gonna di tulle…consiglio in questo caso il color panna, abbinato con il corpetto di lana, i fiocchi di raso dove vogliono e le ballerine…dell’anno scorso, m tenerissime se un po’ sformate.
Per le sportive informali creative, che sono poi le mie seguaci preferite, ecco il super consiglio casual: l’accostamento rosso e nero, con il pizzico di elegante e folle deregulation che distingue il marchi Desigual. Splendide le giacche, belle le gonne, simpatici i tessuti e i prezzi, che sono contenuti (in Spagna ancora di più!).

November 28, 2007

Natale…

Natale è vicino. Addobbiamoci!
Il primo addobbo necessario per non cadere goffamente nel kitsch, che non è un’acquavite di marasche, ma il cattivo gusto generato dalla massificazione commerciale e culturale, è la continenza, detta anche astinenza o temperanza, virtù noiosissima, specie in campo sessuale, ma a volte inaspettatamente utile.
Un esempio? State desiderando, per la vostra casa, o la vostra stanza, addobbi natalizi controcorrente?
Vi precipitate in quel negozio che nella vostra città di provincia è all’apice del successo, tanto è vero che già in novembre il posteggio clienti alle cinque di pomeriggio è esaurito?
Avete già fatto il primo sbaglio: Se ci sono tanti clienti, chiedo io, come è possibile che il vostro addobbo natalizio sia “unico”?
Ma oramai siete lì, pazienza, vi permetto di entrare, scortati però dal mio consiglio.
A meno che non siate il gestore o fortunato proprietario di un pub o piano bar un po’algido, non lasciatevi tentare dal natale noir…
Avete presente l’impatto emotivo di una ghirlanda nera?
Tuttavia le eccezioni sono possibili…Morticia e il signor Gomez Alonzo possono permetterselo…la loro vena macabra è indiscutibilmente autentica.
Male anche il presepiempio, cioè il presepe politically correct, fatto di sole casette illuminate, con pattinatrici semoventi e babbi natale mongolfierati, religiosamente asettico, decapannuccizzato, deremagizzato ed agnostico.
Riempie l’occhio, certo, ma è costosissimo ed assomiglia ad un luna- park fosse pure innevato.
Scartate anche il contributo cinese, cacofonicamente corredato da luminare ammiccanti, sonore e stonate, troppo policromo, plastificato ed approssimativo per essere solo vostro.
Una mia amica schizzinosa, con fiero coraggio ha presentato alla cassa di una di queste Sodoma e Gomorra dell’avvento un solo acquisto del peso di qualche frazione di grammo: un piccolo addobbo per albero a forma di campana, in filo candido, uso dentelle.
Io stessa ho aggrottato un sopracciglio…non è molto, per addobbare un albero, le ho detto, poi ho capito: l’amica, grazie al prototipo che le ha suggerito l’idea, eseguirà al tombolo angeli, cavallucci a dondolo, e quant’altro, inamiderà i manufatti ed, insieme ai pepper cookies che ogni anno cucina e decora di persona, andrà ad appenderli al suo piccolo, autentico abete.
Noi, che non siamo zitelle perfezioniste, possiamo, semplicemente, astenerci.
Postilla: il Natale, ha, per sua stessa natura, una connotazione domestica, mangereccia e naïve.
Sarà bene che ne teniamo conto, in ogni caso.
Io, nel frattempo, ho comprato il pastone per uccelli insettivori, sperando di far tornare nel mio muto giardino merli, capinere e pettirossi, che un tempo ne animavano l’inverno.
Penso che inizierò proprio bene la mattina di Natale, occupata in un silenzioso bird-watching, in punta di piedi, col naso schiacciato ai vetri gelidi della veranda di casa mia; un plaid jungle, tigrato, gettato sulle spalle, al posto della senile vestaglia.
Ma farò tendenza? Credo proprio di sì!!!

May 9, 2007

Per quella nota Silver o Gold

Ancora scarpe? Certo ne comprerete ancora, perché non avete trovato “proprio quelle”.
Per quella nota gold. O Silver. Ne comprerete un altro paio!
Ma non è così facile…affannate dall’esigenza fusion di un miliardo di tendenze, non sapete cosa fare. Un’idea ce l’avete, ma un pochino confusa…
Pensate alle ballerine, ma che siano sportive, già che ci siamo anche eleganti, eppure già rimpiangete le ciabattine, le volete stringate, ma poco poco e con qualche nota di raso…un po’ vissute, s’intende, però che facciano pensare più alla Cenerentola del ballo che a quella che sta pulendo il camino…
No, non vi fate problemi, ragazze, chi vi accusa non capisce niente di niente! Voi non siete capricciose.
Pensavate, senza saperlo, alle Ensemble 59 Silver/Ivory o Gold/Ivory della Onitsuka Tiger.
Per fortuna che c’è Lina ad aiutarvi!

April 28, 2007

Inventare scarpe

Inventare scarpe da donna, rivisitando gli eterni canoni, cioè classico, sportivo, ballerina, stivale, con tacco, senza tacco ecc. non deve essere facile, infatti i “creativi” che vorrei chiamare “ripetitivi” non sempre ci riescono.
Poverini! A fronte della loro, la mia fatica, cioè scoprire qualcosa di stuzzicante, è davvero minuscola.
Eppure, specialmente in questo scialbo, piatto, monotono anno, io mi stanco, perché osservo, scruto, fiuto, come un raffinato segugio, setacciando vetrine, oppure strade, nella speranza di incontrare delle vere trend setters che calzino qualcosa di degno di loro e…non scopro un bel niente.
Però però…ci sono ancora delle scarpe che occhieggiano dalle vetrine e mi fanno sorridere.
Nel campo delle casual ci sono, senza nessun dubbio, le Ruco Line.
Le conoscevo, certo, ma l’altro giorno, aperitiveggiando nella sempre, dovunque e bene aperitiveggiante città di Genova, in via San Vincenzo, le ho riviste, simpaticamente mi facevano l’occhiolino da una vetrina vicina al mio bar.
Particolarmente stimolata da un’immaginifica, bianchissima, rivisitazione sportiva della francesina a tacco alto allacciata, mi sono sfogliata la collezione 2007.
Ecco a voi, quelli consigliati da Lina, fra i molti modelli e i numerosi colori:
131 Fantasy Multicolor: la plen air stringeta deliziosa proprio per gli accostamenti cromatici.
133 Sun (bianca): creativissimo incrocio con zeppina fra la scarpa casual stringata e il sandalo “con gli occhi”.
137 Marylin (nera): con cinturino, che fa il verso alle scarpe grosse delle bambole di pezza. Consigliata alle magre carine con belle gambe, piedini ini ini ini e vestitini ini ini.
200 Justin (Orchidea): stringata sportiva con zeppa, bicolore, apprezzabile specialmente nella raffinata versione color malva e violetto spento ingrigito.
220 Prioka: ferocemente accollata,interessante proprio per il suo non scollo (in tutti i colori e metallizzati).
210 Luna: il modello a listini lucidi con le irrinunciabili zeppe moderate. Esiste nella versione whole white, però è geniale quando può esibire il contrasto fra il bianco bianco della suola e il colore della tomaia, che ringiovanisce l’idea teutonica del “sandalo”, stimolante in rosso, romantico nel color cielo.
229 Logo: scarpa o sandalo? solo bianca, con zeppa, stringata, aperta davanti e dietro.
424 top Harley: della collezione, è la preferita, la super geniale francesina di cui si è già parlato. Consigliata in bianco, o, perché no, in un interessante color cioccolato, tacco bianco, suola bianca, macchiata di marrone.
464 Top Harley (bianca): cattivella nella sua semplicità,“classica”, se così si può dire, la rigorosa, fra le casual stringate ben zeppate.
406 Harley (bianca, cielo): ancora un “sandalo” neo autarchicheggiante, con cinturino, scollo arricchito da fiore, piccola apertura davanti, per alluci bisognosi di respirare, ben curati, però, mi raccomando!
Io ho finito, ed ora a voi, ragazze…ispiratevi, tanto sono tutte belle, anche le non nominate.
Sono sicura che non passerete inosservate!